Dentro il tunnel - Il Sentiero
Sabato 17 Maggio 2008, ore 8.15. Parto da casa, sotto un acqua battente, con due zaini, uno davanti con i vestiti puliti di ricambio e uno dietro, con tutto il necessario per la battaglia, casco, protezioni e attrezzi vari. Arrivo al punto di ritrovo con Valanga già mezzo, carichiamo la bici e partiamo per il ritrovo generale a Ponte a Moriano. Sotto un acqua battente un bel gruppetto di persone si sono ritrovate con le bici in macchina pronte a solcare i sentieri appenninici. Qualcuno purtroppo decide di abbandonare la comitiva già in partenza, a causa della pioggia che sembra non concedere tregua. Così il gruppo per l’impresa che Tiziano “Pazzo di Lucca” ha organizzato per questa giornata è composto da 7 biker: Leo, Davide, il Secco, Gian Nicola, Tiziano, Enrico “Valanga” ed io. Il trasferimento in macchina è lungo, visto che dobbiamo andare fino a Pracchia, dopo San Marcello Pistoiese, ma passa in tranquillità fra discorsi vari, rockeggiamenti del Pazzo con gli Iron Maiden e una sbandata di un marocchino in automobile davanti a noi. Giunti alla stazione di Pracchia, scarichiamo le nostre compagne e ci prepariamo alla lunga ascesa. Pronti via e la strada si fa subito in salita, su asfalto con pendenze costanti. Il gruppo si divide presto, con i più allenati a fare l’andatura e i meno allenati, io e Valanga, che vengono scortati da Tiziano. Chiaccherando e scherzando sul più e meno arriviamo all’inizio della salita sterrata. Inizio a soffrire parecchio, con la bici che non mi da tregua con tutte quelle vibrazioni e le gambe che iniziano a farsi sentire per la stanchezza. Procediamo piano piano io e Valanga, a volte scendo e mi riposo camminando con la bici a spinta. E’ un pò un calvario per me, mi dispiace perchè rallentiamo il gruppo degli allenati, che ogni tanto si fermano e ci aspettano. La bellezza dei boschi che ci circondano è incredibile. Il verde vivace delle foglie, il rosso delle foglie in terra e la nebbia bianca creano un mix di colori incredibile. Il silenzio e la maestosità di questi luoghi rilassano e allietano la fatica per la salita. Piano piano, bevendo, mangiando e facendo soste abbastanza regolari, riusciamo a raggiungere finalmente l’inizio dell’irto single track che ci condurrà al rifugio Porta Franca, nostra tappa per ristorarci e riposarsi prima di dare l’assalto finale alla vetta. Il rifugio è a pochi metri di distanza, ma il sentiero è viscido e molto ripido e ci costringe a salire con le bici in spalla. Una mazzata per me e per le mie gambe che già avevano sofferto parecchio nella salita pedalata. Arrivati al rifugio, ci fermiamo davanti al fuoco acceso all’interno e ci rifocilliamo un pò, con una crostata, un caffè o un tè preparati dal gentile signore del rifugio. Foto di gruppo ormai di rito nel giro dell’Appennino Libero, nella stanza fredda sotto il rifugio, e via di nuovo con la mountain bike a spinta su per un sentiero roccioso, a volte molto esposto e con un pò di neve residua. Il continuo saliscendi è il colpo finale alla mia energia…arriviamo finalmente in cima, a quota 1660 metri. Il crinale della montagna ci accoglie con un vento molto forte e con le nuvole scure che non ci permettono di ammirare il bellissimo paesaggio intorno a noi. Siamo comunque tutti euforici, sta per iniziare la lunghissima discesa, partendo dai prati della vetta per poi entrare nei bellissimi boschi di queste montagne. Il primo tratto di discesa è galvanizzante, scendiamo molto forte (almeno per i miei standard), il fondo di foglie bagnate tiene e permette di osare. Riesco a fare qualche curva in controsterzo voluto, cosa che non mi era mai riuscita prima d’ora. Sono al massimo dell’euforia, sono stanchissimo ma la bellezza del sentiero e il divertimento mi fa passare tutto. Ci fermiamo in fondo al primo tratto di discesa, urlo dalla felicità, ci diamo il “cinque” e ci scambiamo le pacche per questo primo tratto fatto “a tutta”. Alziamo di nuovo le selle, un altro breve tratto di salita ci aspetta. Pedaliamo, spingiamo, chiacchieriamo. Passa anche quest’ultima fatica. D’ora in poi solo discesa, fino alla fine. Scendiamo in fila, cercando di non scivolare sulle radici bagnate e nascoste sotto le foglie. Il sentiero è vario, a volte velocissimo e a volte molto lento, con delle curve in sequenza. Qualche volta si provano linee diverse tra gli alberi, qualche volta si scivola sulle radici per fortuna senza conseguenze. Scendere tutti insieme a quelle velocità, tra gli alberi che ci circondano, è una sensazione bellissima. Siamo tutti euforici. Arriviamo ad un nuovo tratto, con dei tornantini in sequenza, un toboga su erba bellissimo e poi di nuovo giu in mezzo al bosco. Nonostante sia senza forze, vorrei che questa discesa non finisse più. Le ultime curve in derapata, gli ultimi tornantini e siamo di nuovo alle macchine. Stanchi morti, ma appagati. Mi rendo conto di aver vissuto una giornata diversa in sella alla mia mountain bike, un modo di vedere questo sport diverso da quello con cui l’ho visto fino ad ora. Escursionismo e divertimento messi insieme. Mi sto rendendo conto a qualche giorno dall’uscita, che quello che mi ha detto Tiziano è proprio vero: “Benvenuto nel tunnel”. Un tunnel in cui non si pensa ad altro che alla prossima grande uscita.
posto le bellissime foto fatte da Tiziano
20 May 2008 Noise
May 22nd, 2008 at 3:28 pm
Ho understand